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La Storia

Le origini

Le origini storiche della cittadina di Scandriglia si perdono nel mito e nella leggenda romana. Sin da quel tempo il territorio di Scandriglia era occupato da una prospera cittadina chiamata Mefila, nome di ispirazione greca, giacchè è parere di vari storici romani, anche se non molto attendibili, che la Sabna ospitasse in tempi remoti una colonia geca fusasi poi con la popolazione d’origine. Sorto l’astro di Roma questa cittadina seguì presto le sorti di tutto il territorio sabino, diventando con tutta la Sabina “Il fior d’Italia” ed il più sicuro appoggio della repubblica romana, come puntualizza pieno d’ammirazione M.T. Cicerone, che vide in questa regione l’incarnazione originale della “virtus” romana comprendente la frugalità e la laboriosità, nonché un’innata fierezza ed un’indomata bellicosità.

Durante la dominazione Romana Mefila ospitò ville patrizie e diventò quasi totalmente il fondo agrario della ricca famiglia senatoriale degli Scandillii. Dal nome di quel tempo “FUNDUS SCANDILLIANUS” deriva l’attuale denominazione.

Nel territorio comunale, in località Monte Calvo, in seguito ad accurati scavi archeologici effettuati già dal 1824 e poi proseguiti tra la fne del ‘900 e l’inizio del nuovo millennio, sono venuti alla lucei resti di una sontuosa villa romana risalente al I secolo d.C.di proprietà di BRUTTII PRAESENTES.

In questa località sono state trovate le tracce di costruzioni imponenti e numerosissime statue marmoree ben conservate. Molte di queste opere sono al museo Borghese di Roma, altre al N. Carlesberg Glyptotek di Copenaghen.

Poco distante dall’attuale SS Salaria, nell’antico tracciato romano, è situato un ponte denominato “del Diavolo”, alto circa 13 metri e composto da 14 file di blocchi di travertino. Esso ci è pervenuto quasi intatto perché nascosto in un luogo romito ed ombroso. Sin dal IV secolo si ha la testimonianza dell’esistenza di cristiani in Scandriglia, infatti è di quel secolo una lapide sepolcrale scritta in greco, in cui un padre addolorato piange la morte prematura del figlio. La testimonianza di questa lapide rende verosimile la tradizione cristiana che sostiene Scandriglia come il luogo ove sia avvenuto il martirio di S. Barbara.

Tale tradizione narra che Dioscoro, funzionario dell’imperatore Massimiano, si fosse trasferito dalla Bitinia nel Territorio di Scandriglia, forse acquistando anche un suburbano. Con lui vi era la figlia Barbara che divenuta cristiana, scatenò l’ira paterna. Dopo alterne vicende Dioscoro giunse ad uccidere la figlia di propria mano, staccandole la testa con un colpo di spada. Il corpo della martire fu portato nella cattedrale di Rieti nei primi decenni del secolo IX.

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